Nei porti italiani si stima che ogni anno transitino circa il 90% delle merci trafficate illegalmente ogni anno. È dunque chiaro il motivo per cui Libera ha deciso di pubblicare da tre anni il report «Diario di bordo» (quest’anno dedicato al giornalista Michele Albanese, scomparso nei mesi scorsi e che ha dedicato la vita – tanto da vivere da anni sotto scorta – alle inchieste contro la ‘ndrangheta nella piana di Gioia Tauro e profondo conoscitore delle dinamiche mafiose dello snodo portuale calabrese), presentato stamattina a Firenze.
«Nei porti emergono intrecci che puntano a influenzare politica, economia e territori con le mafie che cercano di mettersi in relazione agli altri attori politici, economici e sociali – ha spiegato la co-presidente dell’associazione Francesca Rispoli -. Per questo sono fondamentali trasparenza e prevenzione che passa dalle persone che ogni giorno vivono questi luoghi verso cui serve una formazione e una sensibilizzazione costante».
Come illustrato dal responsabile ricerca e università di Libera, Marco Antonelli, il trend è negativo: nel 2025 i casi di traffici legati a contesti criminali sono aumentati del 14% rispetto all’anno precedente, concentrati su diversi affari illegali tra cui i più significativi sono legati a stupefacenti (31,3%), prodotti contraffatti (27,3%) e contrabbando (21,1%) posti in essere da 113 clan appartenenti a 26 matrici criminali in 71 porti – di cui 36 di rilevanza nazionale – dove intrecciano una fitta rete di business legali e illegali. Sono rilevanti anche i fenomeni corruttivi ed estorsioni.
Il link al report di Libera «Diario di Bordo»

